- Il vescovo ausiliare Giuseppe Marciante in visita alla comunità romena
- Giornata mondiale del migrante a Roma - 15 gennaio 2012
- Celebrazione ecumenica nella comunità romena - 22 gennaio 2012
- Roma: sulle orme della prima comunità cristiana
Il vescovo ausiliare Giuseppe Marciante in visita alla comunità romena
Domenica, 8 gennaio 2012, sua eccellenza Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare della diocesi di Roma, responsabile con il settore est della città, è stato presente nella comunità dei romeni cattolici di Grotte Celoni, come risposta all'invito rivolto dal parroco della comunità, don Isidor Iacovici.
Sono stati presenti il mons. Pierpaolo Felicolo, responsabile con l'Ufficio per i migranti del Vicariato di Roma, il parroco della comunità italiana, don Alberto Papotti, come anche il viceparroco di questa comunità, il sacerdote romeno, don Benoni Ambarus.
Il vescovo è un fervente sostenitore della causa dei romeni presenti in Italia. Varie volte ha espresso il suo desiderio di incontrare la comunità romena, della quale ha detto che può solo dire di bene: "Sono persone che lavorano, di parola, buoni professionisti nel loro lavoro. Quando ero parroco, ha aggiunto il vescovo, i romeni mi hanno tirato fuori da molti problemi, aiutandomi a risolvere tutte. E proprio perchè siete diversi, l'Italia, Roma ha bisogno di voi. Per noi voi siete importanti!" Per quanto riguarda l'inno "Grande vincitore della morte" che normalmente si canta nella comunità dei romeni, il vescovo ha detto che "se si riuscisse di introdurlo come parole e anche come canto nella diocesi di Roma, sarebbe una grande cosa e i romeni si potrebbero imporre come una comunita potente che sa rispettare e che e un vero esempio di fede".
Nel suo ringraziamento, don Isidor Iacovici ha mostrato la sua la sua gioia che, nonostante i romeni fossero lontani dalla loro casa, quando in mezzo a loro si trova il pastore loro si sentono in comunione con tutti e con il Signore Gesù. Alla fine della Santa Messa, la comunità ha offerto al vescovo un'icona che rappresenta la Beata Vergine Maria, icona con la quale ha benedetto i presenti.
Chi è mons. Giuseppe Marciante?
E nato a Catania, il 16 luglio 1951. Ha studiato la filosofia nel Seminario San Paolo di Catania, dopo di che ha ottenuto la licenza in teologia nella Università Gregoriana a Roma. E stato ordinato sacerdote il 5 ottobre 1980 per l'arcidiocesi di Catania e dal 1 luglio 1993 si è incardinato nella diocesi di Roma. Dopo che è stato per molti anni viceparroco e parroco a Roma il 11 luglio 2009 è stato consacrato vescovo ausiliare di Roma, il settore Est, con il titolo di Vescovo di Tagora.
Don Felician Tiba
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Giornata mondiale del migrante a Roma
Domenica, 15 gennaio, la comunita romena di Roma ha partecipato attivamente nella celebrazione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Insieme a rappresentanti delle altre comunità etniche presenti nella Città Eterna, i membri della nostra comunità guidati da don Isidor Iacovici sono stati presenti ai due momenti che hanno segnato la giornata: la preghiera dell'Angelus con il Santo Padre Benedetto XVI in piazza San Pietro e la Santa Messa delle comunità dei migranti a Roma alle ore 16.00 nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia.
Dopo che abbiamo pregato l'Angelus insieme al papa, abbiamo ricevuto con gratitudine il saluto speciale che lui ci ha rivolto. Parlando sugli migranti, il papa Benedetto ci ha detto che questi "non sono dei numeri", ma essere umani "che cercano un luogo dove vivere in pace". Per questo nei loro confronti "occorre esercitare concretamente la solidarietà e la carita cristiana". Con queste parole semplici e profonde il papa a riaffermato la cura della Chiesa per i migranti, come anche il fatto che per loro è necessario un atteggiamento di "testimoni autentici del Vangelo, non solo con la preghiera ma anche con le azioni". Il Santo Padre ha ricordato poi il messaggio che ha indirizzato con questa occasione, nel corso del quale il fenomeno della migrazione viene considerato come un'opportunità per la nuova evangelizzazione. In effetti, i migranti non devono considerarsi solo destinatari della cura della Chiesa, ma anche protagonisti della evangelizzazione, portando li dover arrivano la buona notizia della fede in Cristo Gesu.
Nutriti di queste parole, abbiamo poi partecipato alla Santa Messa delle comunità dei migranti a Roma, ospitata nella Chiesa Santo Spirito in Sassia. Alla Santa Messa, presieduta dal vescovo Zygmund Zimowski, presidente del Consiglio Pontificale per la pastorale sanitaria, ha partecipato un grande numero di sacerdoti, tutti impegnati nella cura d'anime dei migranti. Accanto agli altri partecipanti anche la nostra comunità è stata attiva nell'animazione delle letture e dei canti, aiutando i romeni presenti nella Chiesa di sentirsi a casa e nello stesso tempo di essere veramente "cattolici", cioè uniti con tutti gli altri dall'appartenenza alla stessa Chiesa Cattolica. Il vescovo ci ha incoraggiati nella sua omelia, di lasciarci convertire dalla chiamata di Dio e di assumerci le responsabilità verso noi stessi, verso gli altri e verso la Chiesa in genere. Alla fine della Santa Messa i rappresentanti della nostra comunità hanno continuato la festa attraverso un agape fraterna, esprimendoci così la gioia di sentirci membri della grande famiglia della Chiesa.
Don Daniel Iacobuş
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Celebrazione ecumenica nella comunità romena
Domenica, 22 gennaio, nella chiesa San Vitale a Roma si è tenuto una celebrazione ecumenica nel quinto giorno dell'ottava per l'unità dei cristiani.
Hanno partecipato accanto al parroco della comunità dei romeni cattolici, don Isidor Iacovici, il mons. Anton Lucaci, colui che ha presieduto la celebrazione, don Cristian Crisan con il coro dei seminaristi greco-cattolici del Collegio Pio Romeno, il padre Atanasie Rusnac, il vicario dell'eparchia romena ortodossa in Italia, il padre Augustin Gheorghiu, consiliere episcopale, il mons. Daniele Micheletti, parrocco della comunità italiana, alcuni sacerdoti presenti a Roma per studiare, sua Ecc.za Bogdan Tataru-Cazaban, ambasciatore della Romania presso la Santa Sede, sua Ecc.za Razvan Rusu, l'ambasciatore romeno in Italia, e un grande numero di fedeli di tutte le confessioni.
Parlando del ruolo di ogni cristiano per quanto riguarda l'ecumenismo, il mons. Anton Lucaci ha citato uno dei motto degli scout: "io e l'altro, io con l'altro, io per l'altro. Per quanto riguarda l'ecumenismo io e i fratelli, io con i fratelli e io per i fratelli". E in conclusione, per finire con una citazione proveniente dallo stesso ambiente, ha affermato: "La missione di un scout è di lasciare un mondo migliore di quello che ha trovato. La nostra missione, dei cristiani, è di lasciare l'umanità se non pienamente unita, così come diceva Gesù "che tutti siano una sola cosa" (In 17,21), al meno lasciarlo un po' più unita".
Attraverso il canto e la preghiera, tutti i presenti, sacerdoti, autorità, cristiani semplici, tutti insieme abbiamo implorato da Dio il dono dell'unità. Sia che il Dio Unitrino, faccia unire in un solo animo, una sola fede, speranza e carità, tutto quello che ora è divisato.
Don Felician Tiba
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Roma: sulle orme della prima comunità cristiana
Giovedì, 26 gennaio, una parte della comunità romena cattolica di Roma ha partecipato accanto alle comunità dell'America Latina, Bangladesh e Malgascia ad un pellegrinaggio della fede sulle orme della prima comunità cristiana. L'invito è stato rivolto dall'Officio per i migranti del Vicariato di Roma ed è stato realizzato con l'aiuto delle guide e dei pullman speciali messi a disposizione dall'Opera Romana Pellegrinaggi. Il gruppo della comunità romena è stato accompagnato da don Isidor Iacovici, il parroco della comunità romena e da don Felician Tiba.
Il primo obiettivo turistico visitato è stata la prigione dove è stato chiuso l'apostolo Pietro quando si trovava a Roma. Dopo questo ci abbiamo potuto vedere l'intero Foro Romano, con la Via Sacra che conduce verso il Campidoglio, il Tempio delle Vestali, il Tempio di Giulio Cesare, la Basilica Emilia, che fungeva da tribunale civile, il Tempio di Saturno (il più antico di Roma), l'arco di Sepitmius Sever e il Palatino. Nel tragitto verso la basilica San Giovanni in Laterano abbiamo potuto ammirare il Palazzo Venezia, la Colonna di Traiano, l'Altare della Patria, la Piazza del Campidoglio con la sede attuale del sindaco di Roma, le Terme di Caracalla e il Colosseo. La meta finale del pellegrinaggio e stata la basilica di San Giovanni in Laterano con gli obiettivi ad essa vicini: la Scala Santa, il Battistero e la Pontificia Università Lateranense. Il pellegrinaggio si è concluso con la celebrazione eucaristica nella Basilica celebrata da don Isidor Iacovici,. Ad essa hanno concelebrato don Felician Tiba e don Joseph Rabenirina, cappellano e rappresentante della comunità di Malgascia.
Alla fine alcuni dei pellegrini ci hanno lasciato le loro impressioni:
- "Anche se sono a Roma da più di 10 anni, non ho creduto che ci possano essere cosi tante cose belle" (Maria).
- "Mi ha molto impressionato il crocifisso del carcere dove era san Pietro. Qualcosa di unico!" (Valeria)
- "E commovente camminare sulle orme di coloro che sono vissuti ormai mille o due mila anni fa. Si, una profonda emozione mi avvolge" (Ana).
- "E valsa la pena di lasciare il lavoro per un pomeriggio. Così mi sono arricchita spiritualmente" (Alina).
- "Ho aspettato con impazienza la Santa Messa nella Basilica di S. Giovanni. Quanti non avrebbero voluto essere anche loro presenti qui con noi..." (Gema)
Uno dei pellegrini
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